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NULLA DI FATTO TRA TRUMP E KIM JONG-UN

Era nell'aria, anche se nessun commentatore politico si è azzardato a suggerirlo ai media: il confronto ad Hanoi tra i due leaders si è concluso anzitempo senza alcun accordo formale sulla questione nucleare; ciò non toglie che si possa affermare che a tornare a casa con le pive nel sacco sia stato proprio il biondo palazzinaro.

Del resto cosa poteva aspettarsi lo yankee da un dittatore sottoposto alle pesanti sanzioni ONU economiche e finanziarie?
E' evidente che tra Nord Corea e USA non ci sia paragone sulla base di tutti gli indicatori economici che ci dicono che ogni cittadino statunitense vale, secondo il peso dei rispettivi PIL, quanto 33 cittadini nordcoreani.
L'orgoglio nazionalista però ci dice tutt'altra cosa, e infatti Kim è rimasto sulle sue senza voler concedere nulla in più rispetto a quanto promesso negli incontri bilaterali diplomatici precedenti il rendez-vous e a margine dello stesso.

La speranza di sanare le fratture tra i contendenti diventa così ancora più aleatoria, ed è sintomatico che i due capi di Stato si siano salutati senza darsi alcun appuntamento per il futuro.
Gli USA, con tutte le gatte da pelare che hanno, dal Venezuela alla Siria, all'Iran e all'Afghanistan,per citare gli esempi più vistosi, si trovano a mio parere in un difficile momento storico, anche al loro interno, valga per tutti il muro alla frontiera col Messico, e non è più possibile che trattino coi rivali, veri o presunti tali, solo e sempre da "primus inter pares". E' necessario che cedano almeno in parte sul piano dell'arroganza e delle condicio sine qua non, pena l'acuirsi delle tensioni in ogni scacchiere internazionale, per non parlare dell'esigenza di contare di più proveniente dai paesi cosiddetti "emergenti" e dalle altre potenze nucleari: i recenti accadimenti sul fronte indo-pakistano stanno a dimostrarlo.

Gerardo DI MURI
1 Marzo 2019

Riproduzione riservata




Obiettivo Europa

Sono trascorsi più di sessant'anni da quando è stata posta la prima pietra dell'attuale Unione Europea con la firma dei trattati di Roma tra Italia,Francia,Germania Ovest e Benelux, e l'intento iniziale della libera circolazione dei beni e servizi, persone e capitali, non si può dire ancora pienamente raggiunto, men che meno l' obiettivo più importante dei costituenti: l'unione politica vera e propria.

Oggi la UE, il cui funzionamento si basa su quattro principali pilastri, Commissione, Consiglio, Parlamento e Corte di Giustizia, conta la partecipazione di ben 28 Stati, se non si tiene conto della Brexit, 19 dei quali hanno scelto di avere l'euro come moneta comune, ed altri popoli bussano alla porta per entrare a farne ufficialmente parte.

Le prossime elezioni politiche, in agenda per la fine del mese di maggio,potranno risultare decisive su questo fronte se la gran parte dei cittadini europei sapranno fare delle scelte equilibrate e foriere di utili,necessari, cambiamenti.

A mio giudizio, se si vuole davvero raggiungere questo importante, essenziale obiettivo,bisogna attivarsi da subito per introdurre un meccanismo legislativo che preveda, come minimo, lo studio obbligatorio di una lingua comune, oltre alla nazionale, sin dai primi anni di scuola, ed inoltre regole comuni chiare in tutti gli Stati nei settori principali di ogni società moderna (lavoro, giustizia, difesa e politica estera anzitutto), anche attraverso l'istituzione, nella fase iniziale dell'applicazione delle indispensabili riforme, di un ufficio apposito in ogni Comune, o Unione di Comuni, che serva a relazionarsi coi cittadini al fine della corretta gestione delle procedure nei diversi settori di competenza.

Per rendere possibile la realizzazione di tale progetto occorre che ogni Stato membro rinunci a buona parte della propria sovranità, ai deleteri risvolti campanilistici, alle inconcludenti rivendicazioni autonomistiche; in caso contrario, il rischio di vedere allontanarsi sempre di più i valori e i principi che hanno ispirato i padri fondatori sarà sempre attuale, come i recenti avvenimenti riguardo all'accoglienza dei migranti hanno abbondantemente dimostrato.

Gerardo DI MURI
06 Marzo 2019

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