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La Pensione in Cumulo: en attendant godot?

Quand'ero studente universitario mi è capitato di assistere al capolavoro del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, insignito del Nobel per la Letteratura nel 1969, e se non fosse stato per la dolce compagnia con cui mi trovavo confesso che mi avrebbe lasciato con l'amaro in bocca: mai avrei supposto di dover un giorno ricordarne la trama da martire del cumulo, immolato sull'altare dell'attesa, vittima predestinata di un sacrificio senza ragione e senza scopo!

Questa premessa solo in parte rende l'idea della situazione nella quale diversi colleghi si trovano da ormai troppo tempo, per alcuni di essi addirittura da più di due anni: un'attesa interminabile e ingiustificabile, se non coi canoni del "teatro dell'assurdo"...

All'ennesima richiesta di provvedere all'aggiornamento della piattaforma informatica per consentire la ricostituzione della pensione con l'aggiunta del pro quota delle casse professionali, inviata a "tot.cumul" dal funzionario incaricato in preda ai postumi della repressione da coitus interruptus, l'addetto al capolinea dell'urbs caput orbi (?!) ha chiesto di avere pazienza (sic!) perché dal centro stanno contattando le casse per l'indicazione e la conferma del pro quota e della decorrenza...

Che stia arrivando sulla scena il fin qui inutilmente atteso Godot?

Sarà perché siamo in pochi che nessuno si accorge della nostra esistenza? O forse il fatto di avere la qualifica di liberi professionisti impedisce di prendere in seria considerazione la nostra ansia e il nostro bisogno?
O piuttosto gli attuali governanti hanno ben altro a cui pensare che non ad un manipolo di disperati arroccati nel fortino del deserto dei Tartari?
Comunque stiano le cose, è certo che di materiale per una prossima pièce teatrale ce ne sarà così tanto da far meritare a chi avrà voglia di cimentarsi nell'opera il posto sinora occupato dal biblico patriarca Giobbe!

Gerardo DI MURI
28 Febbraio 2019

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