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IL LUPO PERDE IL PELO, NON IL VIZIO

Pensavamo che il nostro calvario fosse giunto al termine con l'entrata in vigore della L.232/2016 che ha finalmente dato la possibilità anche a chi nella propria discontinua carriera lavorativa ha contribuito da libero professionista di conseguire un'unica pensione attraverso l'istituto del cumulo, già presente nel panorama previdenziale per tutti gli altri fondi (Vulnus Enasarco escluso), ma così non è stato.

Il vergognoso ostracismo, di cui non è dato sapere le ragioni profonde, nei nostri confronti, purtroppo, prosegue: col recente "decretone" che ha introdotto il meccanismo della cosiddetta "quota 100" si è andati di nuovo controcorrente,stabilendo ancora una volta che non sono a tale scopo considerati utili i contributi accreditati nelle casse professionali.

Si tratta a ben vedere di un accanimento indegno da parte del legislatore nei confronti di una categoria di lavoratori che avrebbero la sola colpa di essere ritenuti la parte elitaria del mondo produttivo e quindi non bisognosi di essere trattati alla stessa stregua di tutti gli altri concorrenti allo sviluppo sociale ed economico del Paese.

E' un atteggiamento che non fa di certo onore a che ci governa, anacronistico e di chiusura alle nuove generazioni che si affacciano con enormi difficoltà sulla scena della società 4.0, che li vede impegnati in lavori sempre più precari, a tempo determinato, e che li lascia insicuri ed incerti sul loro futuro.

La libera professione non è più una scelta convintamente personale o acquisita per via ereditaria o in quanto facenti parte di un ceto sociale privilegiato e finanziariamente solido; sempre più spesso è il frutto di un mercato del lavoro molto dinamico in cui le occasioni del "posto fisso" continuano ad assottigliarsi mentre crescono in abbondanza quelle fluide, temporanee, slegate dal concetto di protezione una volta appannaggio delle associazioni sindacali, valga per tutte la vicenda dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

Si richiede pertanto da parte di tutti noi uno sforzo comune per far comprendere ai detentori del potere legislativo che la strada intrapresa, se pur tardivamente, con la 232/2016 è quella corretta e che non è consentito tornare indietro nel tempo; se mai, quel giro di boa deve significare la svolta finale e decisiva verso la vittoria della giustizia nei riguardi di persone e cittadini che l'hanno attesa sin troppo...

Gerardo DI MURI
9 Febbraio 2019

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