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APPUNTI PER UNA SERIA RIFORMA DEL SISTEMA PREVIDENZIALE PUBBLICO ITALIANO - PRIMA PARTE

Qualunque seria riforma previdenziale non può in alcun modo prescindere dal distinguere in maniera netta la sfera dell'Assistenza, di precipuo ed esclusivo interesse dell'apparato statale, da finanziare attraverso la fiscalità generale , dalla Previdenza, che deve essere alimentata con la contribuzione, obbligatoria e volontaria, dei lavoratori, sia dipendenti che autonomi (senza ulteriori, fasulle, ipocrite distinzioni).

Per raggiungere tale encomiabile obiettivo, diventato più semplice nell'attuale era telematica rispetto al passato, bisogna anzitutto eliminare "tout court" tutti i diversi fondi attualmente esistenti nel calderone INPS, con un risparmio immediato di ingenti risorse da destinare a scopi confacenti ai numerosi problemi sociali ed economici che attanagliano il nostro paese, istituendo per conto di ogni lavoratore assicurato un apposito cassetto, che del resto già esiste anche se non ancora funzionante al meglio delle potenzialità, dove far confluire tutti i fondi e le notizie che lo riguardano: è una sorta di "rivoluzione copernicana" molto più a portata di mano di quanto nella realtà non appaia, ma per gestire la quale basta soltanto la volontà di operare scelte politiche coraggiose, ormai urgenti ed indifferibili.

La legge dovrebbe prevedere un'aliquota di contribuzione, unica per tutti, di modesto importo (p.e. del 10%, a carico dei datori di lavoro per il personale dipendente e dei singoli lavoratori, se autonomi), e per un numero di anni come i venti attualmente previsti, tale comunque da garantire una prestazione pensionistica minima che sia almeno pari al cosiddetto "equivalised disposable income" (reddito minimo garantito) stabilito a livello europeo di anno in anno; al contempo, però, ogni cittadino dovrebbe esser lasciato libero di impinguare la futura pensione con dei versamenti volontari, di importo variabile, a seconda della propria capacità reddituale e propensione al risparmio.

Per rendere davvero universale tale prospettiva occorre permettere a tutti, a partire dalla maggiore età, anche se privi di occupazione, di effettuare dei versamenti contributivi nel proprio cassetto previdenziale pubblico, come avviene di norma per chi stipula una polizza assicurativa, con la non trascurabile differenza che nel primo caso il tesoretto accumulato godrebbe delle garanzie dello Stato e non sarebbe soggetto ai rischi del mercato.

Resta inteso che, qualora l'importo dei contributi versati non fosse sufficiente a garantire la prestazione minima di cui sopra o non fosse stato effettuato per il numero minimo di anni previsto, la somma accreditata nel conto assicurativo, debitamente rivalutata, dovrebbe essere restituita per intero al lavoratore che la richieda,perché in grado di gestire autonomamente la propria vecchiaia in quanto dotato dei necessari mezzi finanziari,o , in caso contrario, devoluta a un apposito fondo che provvederebbe ad erogare una prestazione di sussistenza, non inferiore comunque al reddito minimo europeo di cui sopra.

Per essere chiari, deve essere scongiurato del tutto il cosiddetto fenomeno dei "contributi silenti", autentica vergogna del nostro sistema previdenziale, una vera e propria truffa ai danni dei cittadini più deboli (si tenga conto che in altri paesi evoluti,come la Svizzera, le pensioni pubbliche, pur se di infimo importo, vengono erogate anche in presenza di un solo anno di contribuzione).

Gerardo DI MURI
25 Gennaio 2019

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