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IL RISCATTO DELLA LAUREA: UNA PROPOSTA DI RIFORMA

La contribuzione previdenziale che ogni lavoratore si vede accreditare sul proprio conto assicurativo ha origini e scopi diversi a seconda della categoria alla quale appartiene: obbligatoria, volontaria, da riscatto, figurativa, da ricongiunzione, ecc.

Una delle principali distinzioni è sicuramente quella che riguarda la sua validità a fini pensionistici, se per il diritto (attualmente occorrono venti anni di contribuzione per la pensione di vecchiaia) o solo per la misura (contribuzione utile solo per l'incremento dell'importo pensionistico, come nel caso di periodi di malattia e disoccupazione per la pensione di anzianità, oggi anticipata).

Nella società odierna, soggetta a continui cambiamenti anche nel mondo del lavoro, soprattutto i giovani incontrano serie difficoltà nel programmare il proprio futuro e per molti di loro una delle opportunità offerte, in alcuni casi per non stare a zonzo, è quella di iscriversi a un corso universitario di durata variabile, considerando gli eventuali studi post-laurea oggi sempre più in auge, alla ricerca di specializzazioni che garantiscano un migliore inserimento professionale.
Orbene, la normativa previdenziale di tutti i paesi sviluppati prevede la possibilità di "riscattare" tali periodi di studio con un versamento proporzionale al numero di anni occorrenti per conseguire il titolo accademico sulla base di diversi parametri riguardanti l'età in cui tale riscatto viene richiesto, la retribuzione di riferimento, l'età di pensionamento prevista, ecc.

Oggigiorno tali costi risultano essere abbastanza proibitivi, e non sono molti i giovani che, terminato il loro corso di studi, decidono di accedere a tale istituto, tanto è vero che da diverse forze politiche e sociali del nostro paese giungono di continuo proposte di riforma che lo rendano più accessibile.
La proposta che mi sento di fare in questa sede, ma che da sempre ho in mente, è di rendere tale riscatto del tutto GRATUITO; sì,gratuito, perché, a ben vedere, il corso di studi accademici può sicuramente essere paragonato a un periodo di lavoro, o di apprendistato,se preferite, perché è in tale frangente della nostra vita che avviene la piena formazione "culturale" dell'individuo che si prepara ad affrontare il mondo "reale" con tutte le difficoltà e le apprensioni del caso.
Gratuito, sì, soprattutto perché,in relazione a quanto affermato in precedenza, tale periodo può a rigor di logica esser considerato con contribuzione "virtuale" (ove si voglia tener conto anche dei notevoli costi sopportati), utile solo per il diritto e non per la misura della futura prestazione pensionistica; l'Erario, in poche parole, non sarebbe minimamente intaccato da una scelta politica del genere, perché non sarebbe costretto ad elargire nemmeno un centesimo al futuro pensionato!
Auspico che questa proposta trovi ascolto nelle alte sfere, rendendo così meno oneroso il cammino che ogni cittadino deve compiere per ottenere la soddisfazione finale che sigilla un'intera vita di impegno e sacrificio.

Relativamente alla presunta agevolazione contenuta nel recente "decretone" sulla possibilità di riscattare il corso di laurea, sono del parere che, ancora una volta, si sia di fronte a una gigantesca presa in giro, nonostante si vociferi di prossime modifiche migliorative tra cui l'innalzamento a 50 anni dell'età entro cui richiedere il riscatto: così com'è stata ideata sembra esclusivamente destinata a riempire la mai sazia pancia della cassaforte Inps...
E' da respingere in maniera assoluta non solo perché può essere utilizzata solo dagli infraquarantacinquenni (con evidenti profili di incostituzionalità, come da più parti supposto), da coloro cioè che hanno cominciato a versare contributi successivamente alla riforma Dini, che si vedranno erogare la pensione calcolata col sistema contributivo, ma soprattutto perché, rebus sic stantibus, gli anni di studio riscattati serviranno soltanto per arricchire il requisito anagrafico senza alcun effetto sull'importo pensionistico; si tratta di una sorta di "appropriazione indebita" di circa 5.000 euro per ogni anno di studio riscattato...quanto lontani siamo da quell'equità previdenziale così tanto sbandierata nei proclami preelettorali!

Gerardo DI MURI

23 Gennaio 2019

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